L’abbraccio tanguero

L’abbraccio tanguero […] non è lascivo, ma prima di tutto consolatorio, perché il tango è qualcosa di strano, che tiene ben distanti i piedi, ma unisce i cuori.

E i tangueros se ne stanno così, un po’ a campana, come due biciclette appoggiate l’una all’altra, che si tengono su a vicenda.

E si muovono insieme, eppure ognuno per conto suo, in una specie di miracolo di equilibrio, con l’uomo che avanza e la donna che arretra, tenendo curiosamente sempre ben lontane e fuori da ogni possibile contatto quelle parti che un tempo venivano considerate la sede d’elezione di ogni possibile onore.

Anzi, talvolta l’impressione è che l’uomo faccia di tutto per raggiungere la donna, ma quella proprio sul più bello sgusci via, allontanandosi di quel tanto che basta per non compromettersi, ma restando nel contempo abbastanza vicina per non fargli perdere il desiderio…

Talaltra invece appare che le proposte vengano accettate, che si stabilisca infine una relazione, con i suoi momenti intensi e con quelli burrascosi, con quelli sentimentali e con quelli passionali. Tutto ciò mentre i due continuano nello stesso tempo a sorreggersi, ad aiutarsi e a sostenersi reciprocamente.

Come di solito accade nella vita reale, di cui il tango è, lo si desideri o no, una versione condensata in tre minuti.”

Pier Aldo Vignazia, da ” Il tango è una storia d’amore… e non una rosa in bocca”

“Il tango è un pensiero triste che si può ballare.”

Enrique Santos Discepolo

A proposito di questa frase: “El tango es un pensamiento triste que se baila” andrebbe fatta una precisazione:

Questo pensiero da tempo viene esaltato, satirizzato e analizzato.

Ma Enrique Santos Discèpolo, autore di un pensiero così famoso, dà a questa frase quella che io ritengo la definizione più accattivante ed esatta.

La traduzione testuale è “il tango è un pensiero triste che si balla”, ma trattandosi di Enrique Santos Discèpolo, “il poeta del tango”, possiamo estrarre alcune riflessioni interessanti leggendo “Storia del Tango” di Ettore e Luis Jorge Bates (cugini di primo grado), pubblicato nel 1936 e ristampato da parte del governo di San Juan nel 2007,  su una storia succosa che Hector Bates espresse a Discepolin il 22 agosto 1934 sulla radio Stentor (pagina 177/179).

Non ho alcun supporto documentale, come non mi ricordo dove ho sentito o letto per la prima volta la famosa frase a cui si allude, ma ho molto chiaro che l’ho incontrata in una versione un po ‘diversa, sorprendentemente più corrispondente sia nella forma che nel contenuto:

“El tango es un pensamiento triste, que HASTA se puede bailar”

“Il tango è un pensiero triste, che puoi persino ballare” (sottolineatura mia).

La genialità di quella definizione, insormontabile secondo me, risiede proprio nel tocco di “HASTA”.

Non so se Discépolo lo avesse coniato esattamente così, ma a pagina 70 è proprio scritto come segue ” Discepolo stesso in una di quelle frasi lapidarie, che riflette il suo dono di sintesi, definisce il tango come “un pensiero triste che può ballare” (en su pagina 70 dicen lo siguiente “… El propio Discepolo, en una de aquellas frases lapidarias que reflejan su don de sintesis, define al tango como “UN PENSAMIENTO TRISTE QUE SE PUEDE BAILAR”)

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2018-06-20T00:47:06+00:00 2 Giugno 2018|

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