Altri occhi – stessa B.Aires 1

Anno 2008

B.aires vista dagli occhi di Sara Peila, mia cara giovane amica che ha avuto la fortuna di vivere la ciudad cogliendone il “sapore buono” .

Oggi è una giornata grigia, fredda e tipicamente invernale… quando ho aperto gli occhi mi ha accolta un cielo plumbeo e umido… uno di quei cieli che ti fa venire voglia di avvoltolarti nel piumone, chiudere gli occhi e riprendere a dormire…solo il ricordo del programma della giornata mi spinge ad emergere dal mio bozzolo caldo e avvicinarmi alle finestre.

In lontananza sul Rio della Plata il sole cerca di fare capolino tra le nuvole e i grattacieli…prendo la mia macchina fotografica che trovo e provo a fotografare quei pezzetti di luce arancione… purtroppo il risultato non rende merito allo spettacolo reale… però quella tonalità calda risolleva il mio umore.

Luis mi consiglia di coprirmi bene: ci sono 6 gradi fuori! La nostra meta si trova in un interno del numero 1239 di Arenales.

Per arrivarci prendiamo la metro, un autobus e facciamo qualche isolato a piedi.

Dato che la città è enorme capita di passare anche delle ore sui mezzi pubblici, che diventano un’estensione della casa…da noi può succedere di vedere una donna che si ritocca il trucco, magari parlando al telefono, oppure un uomo che legge il giornale o si infila le dita nel naso… qui c’è gente che legge, dorme, mangia e addirittura si spazzola i capelli e si mette la crema sul viso mentre viaggia in metropolitana… Luis mi fa passare per strade secondarie, in cui si destreggia benissimo.

Senza di lui credo mi sarei fatta scarrozzare da un taxi, perdendomi una visita ad un piacevole quartiere che molto mi ricorda alcune vie di Nizza e Cannes.

Ad esclusione delle vie principali, le case sono abbastanza basse, 3-5 piani, le strade sono alberate e le vetrine assai numerose.

Finalmente arriviamo al 1239. superiamo il portone, percorriamo una stradina che passa in mezzo a due bassi caseggiati bianchi con porte nere (in cui hanno sede diversi atelier e negozi) e raggiungiamo l’ultima porta sulla sinistra.

Al primo (e ultimo) piano c’è l’ingresso di “Comme il Faut”. Entrando si è invitati a riporre le macchine fotografiche e accomodarsi su uno dei tre divanetti, posti in modo da formare un ferro di cavallo di fronte ad un grande specchio. Le pareti sono rosa pallido, la moquette scura.

Oltre alle finestre ci sono solo un paio di quadri: un’enorme foto in bianco e nero di una scarpa da tango e una cornice dorata con dentro foto e articoli di giornali che pubblicizzano le creazioni che si stanno per ammirare.

In un angolo c’è anche una piccola vetrinetta con solo nove paia di scarpe. Le commesse, tutte rigorosamente vestite di nero, seguono un’unica persona alla volta.

Dopo alcune domande di base (che numero porti? Che tipo di scarpa vuoi: chiusa o aperta? Col tacco alto o basso?) iniziano a portare pile composte da 5-6 scatole bianche.

Si inginocchiano davanti all’acquirente, aprono una scatola alla volta mostrandone il contenuto e chiedono se può interessare.

Se la risposta è affermativa, la scatola viene deposta sul pavimento, altrimenti richiusa e messa da parte.

Una volta mostrata questa prima portata di scarpe, la commessa ripone quelle che non hanno suscitato interesse e torna con delle altre, lasciando la donna libera di provare quelle che ha davanti.

Periodicamente torna con nuovi modelli chiedendo come vanno quelli che ha lasciato, se sono comodi, se alcuni di questi possono interessare o se li deve portare via.

Nessuna di loro mette fretta nè cerca in alcun modo di spingere all’acquisto.

Non è necessario: c’è un ricambio continuo di donne alla ricerca di calzature sfiziose… rapidamente si instaura un clima familiare, amichevole, intimo… donne di età, culture, lingue differenti che condividono una ricerca squisitamente femminile, si osservano, consigliano, scambiano commenti, mescolando idiomi e gesti in un pout pourry che ha come unica presenza maschile quella di Luis.

Lui è paziente, si siede in un angolo, guarda, sorride, di tanto in tanto consiglia o traduce per ognuna delle donne presenti.

Sembra a suo agio e non mi mette alcuna fretta… alla fine mi aiuta a scegliere: prendo un paio di scarpe color avorio, un po’ più chiuse in punta, molto semplici a parte un vezzo sul retro, e un altro molto “moulin rouge”, fucsia e nero perché, come giustamente mi fa notare, una giovane donna che vuol ballare il tango a Buenos Aires non può farsi mancare un paio di scarpe di questo tipo… il mio bancomat paga rapidamente gli 800 pesos che mi chiedono, mentre la ragazza che mi ha seguita per queste due ore, mi saluta per nome, ritira le scatole che ho lasciato accanto al mio posto e si dirige verso la donna che ha appena varcato la porta…

… continua con “Altri occhi – stessa B.Aires 2

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2018-06-19T23:59:41+00:00 2 Giugno 2018|

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