Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo

(pronuncia xorxe ˈlwis ˈborxes  –  dove X = C aspirata)

 (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986) scrittore e poeta argentino.

È ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo.

Narratore, poeta e saggista, è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali),

sia per la sua più ampia produzione poetica, dove, come afferma Claudio Magris, si manifesta “l’incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto”.

Oggi l’aggettivo «borgesiano» definisce una concezione della vita come storia (fiction), come menzogna, come opera contraffatta spacciata per veritiera (come nelle sue famose recensioni di libri immaginari).

“Si legge quello che piace leggere

ma non si scrive quello che si vorrebbe scrivere bensì quello che si è capaci di scrivere…

…Mi sono trastullato con un’idea, l’idea per cui, sebbene la vita di un uomo sia composta da migliaia di momenti e di giorni, tutti quei momenti e quei giorni si possono ridurre a uno solo: il momento in cui un uomo sa chi è, quando si guarda nello specchio…

…Naturalmente l’importante è quello che sta dietro la poesia.

Io ho cominciato  tentando – come fanno tutti i giovani – di nascondermi…

…Che cosa significa per me essere uno scrittore? Semplicemente essere fedele alla mia immaginazione.

Quando scrivo qualcosa ci penso non in termini di fedeltà ai fatti (il fatto è solo una rete di circostanze e di casualità) ma in termini di fedeltà a qualcosa di più profondo.

Quando scrivo un racconto lo faccio perché in qualche modo ci credo, non come chi crede semplicemente nella storia, ma come chi crede in un sogno o in un’idea…

…Quando scrivo, cerco di essere leale col sogno, non con le circostanze..

…Se dovessi dare un consiglio agli scrittori (e non credo ne abbiano bisogno perché ognuno deve scoprire le cose da sé) direi semplicemente questo: che lavorino il meno possibile alle loro opere.

Non credo che cincischiare serva a qualcosa.
Viene il momento in cui si scopre quello che si può fare, in cui si trova la propria voce naturale, il proprio ritmo…

…Quando scrivo non penso al lettore (perchè il lettore è un personaggio immaginario) e neppure a me stesso (forse io stesso sono un personaggio immaginario) ma penso a quello che cerco di comunicare e faccio del mio meglio per non rovinarlo.

Quando ero giovane credevo nell’espressione. Volevo esprimere tutto.

Adesso sono arrivato alla conclusione (che può sembrare triste) che non credo più nell’espressione: credo solo nell’allusione.

In fin dei conti, cosa sono le parole? Sono simboli per certi ricordi condivisi.

Se uso una parola, voi dovreste avere una certa esperienza della cosa cui quella parola corrisponde. Altrimenti non vi dice nulla.

Penso che si possa solo alludere, che si possa solo far sì che il lettore immagini…

…Tento semplicemente di comunicare qual è il sogno e se è un sogno offuscato  non provo ad abbellirlo, e neppure a capirlo…

…Penso che si dovrebbe credere nelle cose anche se poi deludono.”

Jorge Luis Borges,  “L’invenzione della poesia – Le lezioni americane”,  Mondadori, 2001

Jorge Luis Borges diceva…

” La vita è come un treno.

Al salire troviamo a nostro fianco i nostri genitori, e pensiamo che ci saranno con noi sempre.

Presto impariamo che non è così, e che prima o poi scenderanno prima di noi lasciandoci orfani del loro affetto.

Tutto ciò non impedirà però che salgano altre persone che per noi saranno speciali: fratelli, amici, meravigliosi amori, ecc.

Di tutti quelli che saliranno sul treno, alcuni faranno un viaggio molto veloce, altri troveranno triste il loro viaggio, altri ancora saranno sempre disponibili ad aiutare il prossimo… ognuno avrà la sua storia, i suoi progetti, i suoi pensieri.

Delle persone che scenderanno, alcune ci lasceranno un ricordo, altre un segno indelebile, molti altri, passeranno inosservati senza che noi ci rendiamo neanche conto che in un qualche momento hanno occupato un posto sul treno…

Impareremo anche, che il viaggio sarà pieno di momenti di gioia e allegria, ma anche di addii, sogni incompiuti e tristezze, ma che soprattutto, sarà di sola andata…

Allora, cerchiamo di occupare il nostro posto in maniera saggia, dando il meglio di noi, facendo per gli altri quello che avremmo voluto per noi stessi, cosicché quando toccherà a noi scendere, tutti possano rimanere con un buon ricordo di noi e del nostro passaggio”

(per chi non conoscesse bene l’argentino, la stessa poesia “Tango” in questo video è in italiano)

EL SUENO

Si el sueño fuera (como dicen) una
tregua, un puro reposo de la mente,

¿por qué, si te despiertan bruscamente,
sientes que te han robado una fortuna?

¿Por qué es tan triste madrugar? La hora
nos despoja de un don inconcebible,
tan íntimo que sólo es traducible
en un sopor que la vigilia dora
de sueños, que bien pueden ser reflejos
truncos de los tesoros de la sombra,
de un orbe intemporal que no se nombra
y que el día deforma en sus espejos.

¿Quién serás esta noche en el oscuro
sueño, del otro lado de su muro?

IL SOGNO

Se il sonno fosse (come dicono) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t’han rubato una fortuna?

Perché è triste levarsi presto? L’ora
ci deruba d’un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia indora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell’ombra,
d’un mondo fuori dal tempo, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.

Chi sarai questa notte nell’oscuro
sonno, dall’altra parte del suo muro?

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2018-06-20T17:36:30+00:00 26 Aprile 2018|

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