“TANGO”

Chissà perché questa parola spesso e volentieri evoca l’immagine, a dir poco caricaturale, di una coppia che si muove al ritmo di un porom pom pom ridondante, tra strattoni terapeutici (forse) per la cervicale e la classica, immancabile rosa in bocca per provare (forse) la resistenza del proprio adesivo per dentiera…

Chissà perché c’è ancora chi reputa il tango un “ballo peccaminoso” ? evidentemente non ha mai visto come si balla il raeggeton!

E chissà perché il “popolo giovane” ritiene il tango un “ballo da vecchi”? tutto sommato anche i tangueri sono animali notturni, tanto più da ammirare in quanto il mattino dopo si alzano di buon’ora per andare al lavoro e, al contrario di certi giovani discotecomani, non si possono permettere il lusso di starsene a dormire. E poi chi ha frequentato, anche solo per curiosità, una milonga, si sarà reso conto che chi balla tango non suda certo meno del più scalmanato dei salseri!

E infine chissà perché persiste il più comune dei luoghi comuni che vuole dare alla musica del tango la nomea di “lagnosa, triste, deprimente…” meritando la reazione di quelli che pensano “io se vado a ballare è per divertirmi, non per deprimermi…” ?

Qualunque sia il motivo, il tango non è affatto tutto questo perché non è semplicemente un ballo, che si impara a memoria con i suoi schemi, le sue sequenze, le sue figure più o meno coreografiche: il tango è un sentimento, e come tale c’è chi lo prova e chi non lo prova… e c’è anche chi lo balla.

Tutto qui.

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2018-06-20T17:21:21+00:00 1 Aprile 2018|

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