Tita Merello

Ana Laura “Tita” Merello (11 ottobre 1904 – 24 dicembre 2002) fu innanzitutto un’attrice dal talento versatile.

Quando affrontò il tango lo fece da diseuse caratterista, tanto nel repertorio di Discepolo quanto nei ritratti di ragazze del sobborgo scritti apposta per lei, come “Arrabalera” e “Pipistrela”, che nessun’altra riuscirà ad interpretare senza scimmiottarla.

Nata 47 anni prima del diritto di voto femminile argentino, eclettica, sessualmente libera, brutalmente autentica, Tita è oggi più che il nome di un cinema ormai chiuso.

È il paradigma dell’infanzia negli orfanotrofi, dell’amore senza matrimonio, della vita senza mandato, delle campagne domestiche di Papanicolau.

La donna che ha aperto la strada e la cui causa può essere raccontata in un solo aneddoto: una volta è stata multata per aver mostrato le sue gambe.

Selvaggia, acida, scontrosa, irascibile. Dietro la corazza, il segreto della sua dolcezza: “Nascondo la tenerezza perché sono piena di paura”.

ACTA - DECLARACION

Tita Merello 1933

Tita era partita dal fondo. Aveva imparato a prendersi cura di sé a otto anni, quando sua madre era tornata a cercarla nell’orfanotrofio dove l’aveva lasciata.

E imparò a scrivere dopo l’adolescenza, grazie ad un amante che si sedeva a spiegarle pazientemente come, unendo vocali e consonanti si poteva conquistare il mondo.

Le successe come a Gardel: la sua nazionalità argentina era in dubbio. Abbiamo saputo che nacque a San Telmo, l’11 ottobre 1904, finché un deputato uruguaiano non abbozzò la teoria che la cantante fosse originaria della città di San Ramón e che lui aveva una documentazione che lo provava.

Artista senza preparazione, per farsi strada usò lo stesso manuale che usava nella vita, intuizione e gomitate. Dopo un’infanzia breve, triste, povera e brutta, a nove anni le diagnosticarono la tubercolosi e la mandarono a lavorare come cameriera in un soggiorno a Magdalena. Puliva i cessi, riordinava. Lavorava come un piccolo uomo tra gli uomini. Giorno e notte, e mai un gesto d’amore. La diagnosi di tubercolosi fu un felice errore, tornò al conventillo e conobbe la “mala vita” .

A 15 anni lo sfortunato debutto come cantante all’Avenida Theater. Si dice che la fischiarono e le chiesero di restituire i 70 centesimi dell’ingresso.

Ballerina, coro, vedette, attrice. I ruoli cambiavano a seconda delle “necessità” e così anche l’aspetto sociale. “Ogni essere umano ha un limite, e il mio limite l’ho capito anni fa: non ero una da Shakespeare, ho sempre interpretato le donne del popolo”.

ACTA - DECLARACION

Caparbia e resistente, a volte feroce, “bocca da cassetta postale” e “aria da compadrito” (come canta in “se dice de mi”), mentre indossava i tacchi sapeva come destreggiarsi tra il feroce machismo. “Nel Maipo mi sentivo dire: ‘Guardate quella ragazza, che gambe! come la stringerei volentieri in un angolo!’ ‘chi vorreste mettere all’angolo, brutti pettegoli?’ ”

Tanto vulnerabile quanto tenace, Tita non sapeva dove avesse tratto la forza per intraprendere la sua carriera. Quando le dissero: “Vuoi fare teatro con la faccia che ti ritrovi? Ti consiglio di lavorare in una fabbrica” Laura respirò, spinse l’insolente e proseguì.

Oltre 30 film, registrazioni emblematiche per RCA Víctor e Odeón e un’eredità che diventerà “virale”.

Non esiste un film tale che possa condensare tutti i 98 anni della “Garbo del Abasto” (area circostante il mercado de Abasto famoso per essere la zona dove Gardel passò maggior parte della sua vita).

Solitudine, povertà, femminismo, capacità di recupero. Ci sono così tanti punti da toccare per raccontare il mito che non sarebbe giusto ridurre il tutto al video su YouTube di Se dice de mi, o alla semplice storia di vita di una “bataclana” che terminò i suoi giorni alla Fondazione Favaloro.

*La parola bataclana appare nel 1922 , dopo l’arrivo a Buenos Aires della compagnia teatrale parigina Bataclan .

Negli spettacoli, le ragazze del coro indossavano piccoli vestiti e erano associate a una vita dissipata, il che significava che le donne della vita leggera venivano chiamate con disprezzo “bataclanas”.

Anche la sua devozione, nel suo rapporto amore/odio per Luis Sandrini, ha scritto, senza volerlo, uno dei capitoli più intensi delle passioni argentine.

Lo aveva incontrato durante le riprese del primo film sonoro, Tango , ma secondo la leggenda non lo aveva nemmeno guardato. Ma un decennio più tardi, con lui già separato, allora sì che arrivò la “grande cotta”.

Convivenza senza documenti, intensità ingestibile, a poco a poco la coppia del momento finì per crollare. Lei pagò molto caro tanto amore.

Jorge Lafauci, uno studioso della vita di Laura Ana Merello,  aggiunse particolari alla trama: “Lo seguì in Messico, dove accadde qualcosa di forte! Lì Enrique Santos Discépolo camminava con una specie di vedette che era rimasta incinta. Quando Tania, la moglie di Discépolo, lo scoprì, chiese che tornasse a Buenos Aires. Poco dopo lui morì, e Sandrini e Tita furono padrini del bambino, in Messico. Raggiunta la maggiore età il ragazzo si recò a chiedere ciò che gli era dovuto, ma Tania vinse il processo. Fu Tita, che lo spinse a presentarsi in giudizio come il figlio di Discépolo, ed è per questo che Tania e Tita non si parlarono mai più”.

La relazione con Sandrini cominciò a precipitare nel 1948. Convocato per recitare in uno dei suoi più grandi ruoli, Filomena Marturano , le loro carriere li portarono verso paesi diversi. Lui fu ingaggiato in un film in Spagna e la invitò ad attraversare l’oceano con lui. “Io resto” disse lei, piangendo. “Se rimani, non mi vedrai più” disse lui.

Jorge Lafauci, contribuisce con una storia che riportò nel suo libro: “Furono più o meno, dieci anni di relazione, lui era il grande artista e lei non era ancora la tanto amata Tita. Lui la tradì per tutto il tempo, ma i “cavalieri” di una volta non ne parlavano. Immagino che sul punto di separarsi le infedeltà fossero già reciproche.

Lui rimase il suo grande amore, dal quale forse non riuscì mai a riprendersi.

Il tango “Llamarada pasional”(musica de Hèctor Stamponi, letra de Tita Merello) lo dedicò a lui.

In seguito si ritirò a vita religiosa, e quando lui morì, lo compianse come se fosse la sua vedova (cosa che fece arrabbiare non poco Malvina Pastorino).

La scelta le diede il successo come attrice, ma la lasciò con una ferita eterna.

Simpatizzante peronista, con il rovesciamento di Juan Domingo Perón, andò in esilio in Messico, dopo pressioni politiche e restrizioni nel campo del lavoro.

Il motivo che alla fine la spinse a prendere la decisione di partire fu il “gossip”: era stata accusata di trafficare tè.

Verso la fine, trasformò il suo ritiro in un culto. A quel punto, l’unica sua famiglia era il pubblico. La testa non fece altro che rimuovere il passato e pensare a cosa non fosse. “Molte volte sono caduta e mi sono rialzata. Penso molto agli errori e ai disaccordi passati. Sono come bloccata in quei pensieri, nelle cose che non ho potuto fare. Alla fine ora mi accontento di parlare con le rose, con la mia tartaruga. Credo che la solitudine non sia poi così male per me. “

(Antonio Carrizo – Entrevista a Tita Merello nel 1984)

È particolarmente interessante ascoltare Tita Merello nella milonga “Se dice de mi” (un pezzo rivoluzionario per quei tempi ancora lontani dall’idea di emancipazione femminile) in cui una donna elenca ciò che le persone che la circondano, uomini e donne, hanno da criticare di lei, per concludere che, se si pensa a ciò che dicono gli altri, si finisce con l’impazzire, per dar retta alle chiacchiere.

Per cui lei preferisce essere se stessa e camminare a testa alta, fregandosene di loro.

Il testo è davvero divertente, una versione femminile di compadrito, presunta brutta ma con grande successo in amore, sicura di sé e delle sue “armi” femminili, semi-indifferente alle critiche.

Andando a caccia del testo ho scoperto (fonte: todotango) che fu originariamente scritto perché lo cantasse un uomo (Carlos Roldán) e poi è stato modificato “da donna” per farlo cantare a Tita Merello, che l’ha reso famosissimo (e qui forse si spiega perchè ha quest’aria “compadrita”).

Nella celebre interpretazione di Tita Merello (la grande cantante argentina scomparsa nel 2002) il brano diventa un vortice milonguero di crescente intensità e frenesia, la voce di Tita si sbizzarrisce in un gioco verbale vertiginoso e ammiccante, misto di spagnolo e di lunfardo.

In una famosa scena del film Tango di Carlos Saura, si intravede in bianco e nero su uno schermo gigantesco sullo fondo una giovane Tita Merello che canta con una verve immensa questa canzone, circondata da un nugolo di persone, in una scena di film d’epoca, uno dei tanti che la resero famosa in Sudamerica.

Come Carlos Gardel, Roberto Goyeneche, Oscar Pugliese e moltissimi altri, Tita Merello è un’icona imprescindibile della cultura tanguera, un’immagine impressa a tinte indelebili nell’inconscio collettivo di un popolo intero. 

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2018-07-15T02:29:46+00:00 15 Luglio 2018|

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